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2019 LE BOLLE IN PIOMBO Miltiadis Papanikolaou


MARIA KOMPATSIARI: LE BOLLE IN PIOMBO

Nella storia dell’arte e della cultura ci sono specifici oggetti, perlopiù funzionali, che soddisfano bisogni della quotidianità che mirano ad agevolare la vita di una comunità che ha acquisito una maggiore consapevolezza culturale.
Sono oggetti manuali e tecnologici realizzati dall’uomo per un certo scopo e che non soddisfano necessariamente canoni estetici, ma esprimono una certa consapevolezza del mondo e della relazione dei cittadini con la forza e la responsabilità del potere statale.
Oggetti appartenenti a questa categoria sono le ‘bolle in piombo’ dei bizantini, piccoli sigilli di piombo che certificavano l’autenticità dei documenti. Si tratta di oggetti di piccole dimensioni, realizzati con metodi di microscultura (di forme o parole scolpite o incise) che si distinguono per l’abile progettazione micrografica delle immagini e delle rappresentazioni di ogni lettera. Per gli archeologi, le bolle in piombo costituiscono oggi fonti preziose per la storia delle istituzioni, per lo sviluppo dell’iconografia e delle lingue e più in generale per il livello culturale dello sconfinato impero romano e bizantino.


Cosa possono avere in comune tuttavia un’artista contemporanea con questi umili sigilli, che generalmente sono ospitati nelle vetrine di musei archeologici in cui dominano peraltro opere di altissimo livello estetico e grande ispirazione? Anche se per definizione tutte le opere umane ne mettono in luce i relativi aspetti e livelli culturali, ci sono comunque regole e procedure che definiscono il grado delle “caratteristiche estetiche” di un oggetto sotto studio, di cui si cerca di svelare un “significato più profondo”.
Come ha fatto l’artista a “vedere” questi oggetti come opere d’arte di valore tale da occuparsi
per molto tempo della loro “trascendenza”? E cosa ha attratto il suo interesse artistico e da cosa è stata ispirata una serie di lavori realizzati con le sensibilità contemporanee dell’arte?
Maria Kompatsiari da molto tempo preparava con questo titolo specifico le sue opere, che da fin dal primo istante ci rinviano a un passato lontano con modelli insolitamente iconografici e narrativi per la nostra epoca.


Dal primo istante lo spettatore si accorge di avere a che fare con vere opere d’arte, e che il titolo bizantino non è che l’alibi per una buona resa di concetti attuali, che i simbolismi medioevali si trasformano in esperienze interne di ispirazione astratta, che l’iconografia tradizionale tradisce l’ispirazione personale per argomenti già sanciti, che la costruzione “meccanica” è stata
sostituita dall’intervento manuale assolutamente personale (con la scelta del materiale, la tessitura, i fili e gli aghi), che la percezione tridimensionale è stata ottenuta con materiali “estranei”, basati però su un modello bidimensionale con limiti predefiniti, che il disegno
l’artista l’ha arricchito con testi difficili a leggersi, come fossero geroglifici, che la pittura ha avuto un ruolo rilevante nel completamento delle opere, ovvero come oggetti che cooperano con la scultura sulla base di una struttura architettonica, che la decorazione ha aggiunto alle opere una rafforzata sensazione cromatica, ammorbidendo le immagini dal predominio della monocromia
e dalla frugale scala cromatica, che la combinazione di disegno, forme geometriche e immagini,

testi e parole, di differenti arabeschi e differenti forme rafforzano l’espressività delle opere dell’artistα, che le tessiture a partire dagli interventi diretti della pittrice nelle opere ricordano in un modo particolarmente originale e senza dubbi figurativo il filo, il ‘canale’ interno che attraversava il sigillo medievale come garanzia di sicurezza e originalità dei documenti.
È impressionante osservare la trasformazione di un tema antico con riferimenti storici, culturali e reali e con una indubbia dimensione estetica per l’utilizzatore di oggi, a trasformarsi in un’opera d’arte astratta, che ha una sequenza figurativa, che funziona come un racconto di un mistero, che viene letta come un romanzo illustrato, e che infine si contraddistingue per la sua ricchezza espressiva e la sua dimensione pluralista, grazie alle variegate combinazioni che le vengono offerte dall’ispirazione, dalla conoscenza e dalla tecnica.

Miltiadis Papanikolaou
Professore di Storia dell’Arte, Università “Aristotele” di Salonicco